Coronavirus: l’inquinamento aumenta i contagi

Coronavirus: l’inquinamento aumenta i contagi, Harvard conferma l’esistenza di pulviscoli denominati Pm 2.5, Pm 10, definiti “carrers“, che aumentano la morte per Covid 19. I Carrers infatti, sono elementi chimici che hanno la capacità di trasportare virus e batteri nell’aria da una parte all’altra.
La correlazione diretta tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e la mortalità per Coronavirus, è confermata anche dalla protezione Civile.
 Harvard evidenzia un legame statistico tra i decessi e l’inquinamento atmosferico, qualcosa che anche i funzionari della sanità pubblica e gli ambientalisti avevano già ipotizzato.

Coronavirus: l’inquinamento ha un effetto peggiorativo, confermata quindi la correlazione tra i pulviscoli nell’aria e contagi.

Lo studio afferma che la maggior parte delle condizioni esistenti, sono le stesse malattie interessate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico. Lo studio sul particolato fine, causata da combustibili fossili e dalle emissioni dei veicoli, aumenta il ​​rischio di decessi COVID-19 negli Stati Uniti.

Ogni microgrammo di particolato equivale ad un aumento del 25% del tasso di mortalità per coronavirus. La respirazione diventa difficile per il corpo, che deve combattere l’infezione respiratoria.

In Italia sta facendo molto discutere anche l’ipotesi che l’inquinamento atmosferico possa fare da “acceleratore” alla pandemia. L”ha avanzata un gruppo di ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e l’assessore Dario Pulcini.
Il gruppo di scienziati  ha notato una correlazione statistica tra velocità di trasmissione del contagio e concentrazione di particolato in alcune aree della pianura Padana.
La possibilità di  “viaggiare nell’aria” legato alle polveri sottili a distanze superiori di tre metri, costituisce una pericolosità più grande del virus stesso.

 

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Autore dell'articolo: redazione