estinzione di massa

La sesta estinzione di massa è già iniziata?

La risposta molto probabilmente è si, e viene direttamente da Stanford. Una ricerca pubblicata sulla rivista Pnas rivela che gli animali si stanno estinguendo a ritmi impressionanti. Dopo l’ evento Kellwasser, la prima estinzione di massa avvenuta 450 milioni di anni fa, la Terra si appresta a vivere la sesta. Uno dei principali autori dello studio è Paul Ehrlich, biologo di Stanford che aveva prospettato questo evento già nel secolo scorso.

Un calo vertiginoso

La ricerca si è svolta esaminando 27600 specie animali e ciò che si è osservato è impressionante; tra il 1900 e il 2015 il 30% dei vertebrati sta diminuendo a ritmi crescenti. Una sorte migliore non è toccata ai mammiferi: hanno perso circa il 30% dell’espansione geografica ed il 40% del campione ha subito gravi perdite in numero. Le specie maggiormente colpite da questa estinzione sono l’elefante, il ghepardo, il rinoceronte nero, il leone africano e l’orangotango. E’ evidente come le zone più colpite siano quelle tropicali. Al primo posto tra i continenti troviamo infatti l’Africa, seguita subito dopo da Australia e Asia. Tuttavia, avverte il team della ricerca, forse è ancora possibile fare qualcosa. L’uomo infatti dovrebbe cercare di minimizzare il proprio impatto sulla natura e ridurre l’inquinamento; un altro fattore da non sottovalutare è il riscaldamento globale che potrebbe giocare un ruolo determinante in questa storia.

Non è la prima volta che succede

Come abbiamo già anticipato questa possibile estinzione non è la prima. In ordine cronologico ben 5 l’hanno preceduta: l’ultima, forse la più famosa, è avvenuta circa 65 milioni di anni fa. Le vittime furono il 75% di tutte le specie viventi sul pianeta in quel momento e tra i più illustri ricordiamo sicuramente i dinosauri. Tuttavia, sebbene per molto tempo le cause non furono chiare, oggi la comunità scientifica concorda nell’impatto di un meteorite. Oggi la situazione è ben diversa: parte della responsabilità potrebbe essere ricercata nelle azioni dell’uomo. Ma gli scienziati avvertono, il rischio è quello di rimanere soli.

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