Pohoiki Beach: il chip cluster che simula il cervello umano

Pohoiki Beach: il chip cluster che simula il cervello umano

Intel ha messo a disposizione della comunità di ricerca un sistema neuromorfico da 8 milioni di neuroni con 64 chip. Per capire le potenzialità di questa architettura informatica di nuova concezione abbiamo fatto alcune domande ad un esperto di tecnologia: Cesare Zumpano di techuniverse.it.

Zumpano, in che cosa consiste un sistema neuromorfico come quello reso disponibile da Intel?

Pohoiki Beach – questo il nome che è stato deciso da Intel – serve a studiare un chip di ricerca che si ispiri al cervello umano: nelle architetture informatiche, infatti, sono stati traslati i principi messi in evidenza nei cervelli biologici.

Gli utenti che utilizzano i chip sperimentali Loihi sono messi nelle condizioni di elaborare informazioni il cui livello di efficienza è superiore di 10mila volte a quello che caratterizza le CPU per applicazioni di sparse coding, di ricerca dei grafi e di soddisfazione di vincoli. Anche la velocità è molto più elevata, fino a 1000 volte in più.

Come si svilupperà il progetto di Pohoiki Beach?

L’accesso sarà garantito a più di 60 partner dell’ecosistema, i quali avranno l’occasione di servirsi di un sistema specializzato per la risoluzione di problemi complessi a uso intensivo di elaborazione.

Parlare di sistema neuromorfico per Pohoiki Beach vuol dire fare riferimento a un’architettura specializzata nata e messa a punto per consentire la risoluzione dei più complicati problemi computazionali: una realtà da cui non si può prescindere nell’epoca dell’Internet delle Cose, dei device autonomi e dell’intelligenza artificiale.

Quali saranno i vantaggi che i ricercatori potranno trarne?

In virtù di questo sistema i ricercatori avranno l’opportunità di basarsi su algoritmi innovativi che prendono spunto dalle reti neurali e che, grazie alla loro capacità di apprendimento costante, riescono ad adattarsi ai dati in entrata.

Dopo l’introduzione di Loihi nel 2017 in qualità di primo chip neuromorfico di ricerca al mondo, nel 2018 è stata inaugurata l’Intel Neuromorfic Research Community, una comunità di ricerca che ha lo scopo di favorire lo sviluppo di algoritmi neurmorfici, di software e di applicazioni.

Attraverso questa comunità, in pratica, Intel rende disponibile l’accesso a Loihi, e in più permette di utilizzare Kapoho Bay, un sistema cloud con fattore di forma Usb che si basa su Loihi.

Che cosa ci dobbiamo attendere dala ricerca in questo campo?

Già allo stato attuale Pohoiki Beach merita di essere considerato un traguardo molto significativo per la ricerca neuromorfica di Intel, se non altro perché fa sì che gli Intel Labs possano far arrivare l’architettura totale a 100 milioni di neuroni.

La riduzione progressiva del processo produttivo, comunque, non basta più a garantire quei guadagni che si possono ottenere per la Legge di Moore in termini di potenza e a livello di prestazioni. In effetti, occorrono con urgenza architetture specializzate programmate per specifiche applicazioni, mentre si consolidano operazioni di computing caratterizzate da un grado di novità e di complessità sempre più elevato.

In concreto, che applicazioni ci potrebbero essere nel mondo reale?

I traguardi più importanti hanno a che fare con la velocità e con l’efficienza: penso al settore della sicurezza informatica, ma non solo. Lo sviluppo dei veicoli autonomi e delle smart home non potrà che beneficiare dei vantaggi garantiti dai sistemi Loihi, e non è un caso che gli studiosi del Telluride Neuromorphic Cognition Engineering Workshop ne abbiano già approfittato per gli studi sul calcolo neuromorfico ingegneristico. Il tracciamento degli oggetti con le fotocamere emergenti è un’altra direttrice che vale la pena di prendere in considerazione.

Autore dell'articolo: Cesare Di Simone

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Passione sfrenata per tutto ciò che è tecnologico utente di lungo corso Android e sostenitore di tutto ciò che è open-source e collateralmente amante del mondo Linux. La maggior parte delle conoscenze che ho in ambito tecnologico le ho apprese da autodidatta, riparo Pc e nel tempo libero mi dedico a scrivere articoli su Technoblitz.it di cui sono co-fondatore oltre a scrivere anche su Blastingnews.