Software house: cosa fanno e quali sono le più grandi in Italia e nel mondo

Spesso si sente parlare di grandi case sviluppatrici di videogiochi e di vere e proprie multinazionali che di fatto mandano avanti il settore del gaming. La definizione di “software house” è forse tra le più importanti nel vasto vocabolario relativo al gioco, in quanto si indicano le aziende preposte a trasformare un’idea in realtà, realizzando i prodotti digitali da consegnare al cliente, occupandosi quindi di tutta la parte relativa alla mera programmazione. Solo in un secondo momento ogni titolo viene adattato al sistema di destinazione: per intenderci,le caratteristiche tecniche della PlayStation 5 non sono le stesse della Xbox o di un pc. Così si alimenta il circolo videoludico, che da qualche tempo si è allargato al punto tale da rendere i videogiochi una vera e propria professione.
Chi non si cura troppo del background storico di certe realtà potrebbe pensare che a sviluppare i giochi siano esclusivamente giapponesi e americani. Invero, anche in Italia esistono delle software house degne di questo nome. Una delle più importanti è indubbiamente Artematica, attiva dal 1996, che ha fatto la sua parte in diversi titoli per cellulari e PlayStation, lavorando peraltro con colossi come Ubisoft, Warner Bros e Disney. Milestone, nata nello stesso anno, è tra i responsabili della serie MotoGP e in generale si dedica ai giochi automobilistici e di velocità.
Forse in pochi lo direbbero, ma lo Stivale vanta anche qualche primato in campo videoludico. Lo studio Forge Replay, aperto nel 2011, è quello che prima di tutti ha tentato di mettere le mani sulla realtà aumentata e sulla virtual reality, sperimentando nuove tecniche di sviluppo. MixedBag, invece, è stata la prima in Italia a realizzare un gioco per PlayStation 4. Di tutt’altro tenore il lavoro compiuto da Tiny Bull Studios, spesso occupata nel mercato mobile con i dispositivi iOS, nel tentativo di produrre qualche app che potesse far concorrenza anche alle solite
slot presenti online, oggi comuni attrazioni da smartphone. L’utenza moderna non disdegna le versioni digitali dei vecchi giochi di carte, ma preferisce sempre e comunque videogiochi veri e propri, come quelli firmati da Lunar Great Wall Studios, che si cura sia del mobile sia delle console.
Se invece dobbiamo guardare al di là degli italici confini e individuare i grandi marchi internazionali, c’è solo l’imbarazzo della scelta. A molti suonerà familiarissimo il nome della Nintendo, che tra gli anni ’80 e ’90 ha fatto conoscere i videogiochi al mondo intero. Incuriosirà apprendere però che dopo aver vinto una delle storiche “console war” con la SEGA, che ha abbandonato il comparto hardware, oggi i padri di Super Mario siano costretti a inseguire Sony e Microsoft. Nel terzo millennio PlayStation e Xbox hanno preso il volo.
Su tutte le principali console, comunque, è possibile trovare titoli della EA Sports, della Capcom o della Konami, tanto per citare alcuni nomi di software house celeberrime. Il mercato dei videogame potrebbe conoscere però ben presto uno scossone con la nuova acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft. Quello dei videogiochi è un vero e proprio mercato, in cui le aziende sono costrette a studiare ogni minima mossa pur di sopravanzare le altre. La storia dei videogame parla di brevetti registrati in gran segreto e di progetti mai realizzati che sono stati rivelati solo anni dopo (la prima PlayStation, ad esempio, doveva essere una periferica del Super Nintendo). La next-gen è appena cominciata. Da qui al 2030 ne vedremo delle belle…

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