Modem libero, ecco la normativa che lo regola

Modem libero

Dopo un piccolo slittamento, la delibera n.348/18/CONS dello scorso 2 agosto dell’AGCOM è entrata definitivamente in vigore. Alcuni operatori si sono fortunatamente già adeguati, fornendo sui siti specifici le istruzioni per configurare il modem utilizzato dall’utente. Nello specifico, come riassumiamo in questo articolo,TIM, Wind Infostrada, Fastweb e Tiscali danno già la possibilità di usare un modem diverso da quello fornito dall’operatore, mentre per ciò che concerne Vodafone, la questione è ancora in via di definizione.

Quando

La delibera è entrata in vigore l’1 dicembre per i nuovi contratti e presto si allargherà a quelli già in essere a partire dalla data del 1 gennaio 2019. Gli operatori, furbescamente o meglio “aziendalmente”, hanno provato a favorire la scelta del loro modem nel momento della sottoscrizione del contratto. In questa maniera hanno impedito agli utenti meno esperti di scegliere il modello che preferiscono. Eppure scegliere il proprio modem, permette in termini di sicurezza di ottenere dei vantaggi. Il modem ad esempio protegge l’intera casa, in un’era nella quale prevalgono temi importanti come l’Internet of Things, la tutela della privacy e la salvaguardia delle tante informazioni sensibili, che attraversano il mondo del web.

In altri termini, l’operatore gestisce quella che è la prioritizzazione del traffico. Dietro questo stratagemma, però, avrebbero potuto nascondersi pratiche meno corrette. Secondo alcuni, infatti, i vari operatori telefonici hanno interesse a usare apparecchiature proprie, per riuscire ad entrare in possesso di dati sensibili che, in un secondo momento possono utilizzare per scopi commerciali, che portino loro potenziali vantaggi.

Conferme della delibera

Con la delibera 348/18/CONS l’Autorità, invece, conferma il diritto degli utenti di scegliere in totale libertà i terminali di accesso con i quali accedere ad Internet tramite postazione fissa. Nel contempo gli operatori hanno degli obblighi, finalizzati a garantire scelte consapevoli a coloro che rappresentano i consumatori finali. Questo passo finale, consente all’Italia di uniformarsi alla direttiva comunitaria UE n. 2120/15.

Autore dell'articolo: Marco Tavolacci

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