HIP68468

HIP68468: La Stella che ha “mangiato” i suoi pianeti

Un team internazionale di scienziati ha scoperto un sistema planetario con una stella molto simile al nostro Sole, HIP68468. Molto intrigante è la composizione della stella, che indica che ha inglobato alcuni dei suoi pianeti.

“Questo non significa che il nostro Sole ‘mangerà’ la Terra nel breve periodo” ha dichiarato Jacob Bean, professore associato di astronomia ed astrofisica presso l’Università di Chicago e co-autore di un articolo apparso sulla rivista Astronomy & Astrophysics sulla ricerca. “Ma la nostra scoperta fornisce un’indicazione sul fatto che fenomeni simili possono essere comuni ai sistemi planetari, compreso il nostro”.

A differenza della Morte Nera del cult cinematografico “Star Wars”, questa versione naturale potrebbe fornire indizi su come i sistemi planetari si evolveranno nel tempo.

Gli astronomi scoprirono il primo pianeta orbitante intorno ad una stella, che non sia il nostro Sole, nel 1995. Da allora sono stati scoperti oltre duemila esopianeti, sono rari però quelli che orbitano intorno ad una stella simile alla nostra. A causa della loro estrema somiglianza con il nostro Sole, queste stelle, conosciute come gemelli solari, sono gli obiettivi ideali per investigare le connessioni tra tali corpi celesti e i loro pianeti.

Il professor Bean e i suoi colleghi hanno studiato HIP68468, che si trova a 300 anni luce da noi, come parte di un progetto per scoprire pianeti che orbitano intorno a gemelli solari. È difficile trarre conclusioni da un singolo sistema, avverte Megan Bedell, studentessa di dottorato presso l’Università di Chicago, co-autrice della ricerca. Ha dichiarato che il team punta a “studiare più stelle come questa per vedere se questo è un risultato comune del processo di formazione dei pianeti”.

Le simulazioni al computer dimostrano come, fra qualche miliardo di anni, il tira e molla gravitazionale tra i pianeti porterà Mercurio a cadere nel Sole, ha affermato Debra Fischer, professoressa di astronomia all’Università di Yale. “Questo studio di HIP68468 è un’autopsia di questo processo che avviene attorno ad una stella simile alla nostra. La scoperta approfondisce la nostra comprensione dell’evoluzione dei sistemi planetari”.

Scoperti due nuovi pianeti

Utilizzando il telescopio da 3.6 metri presente all’Osservatorio La Silla in Cile, gli scienziati hanno scoperto il primo pianeta extrasolare nel 2015. Le più recenti scoperte devono essere ancora confermate, ma includono due pianeti candidati, un super Nettuno ed una super Terra. Le orbite dei due pianeti sono estremamente e sorprendentemente vicine alla loro stella, il primo possiede una massa maggiore del 50% rispetto a Nettuno e ad una distanza dalla sua stella simile alla distanza di Venere dal nostro Sole. L’altro, la super-Terra, ha una massa tre volte maggiore del nostro pianeta ed è così vicina alla sua stella che la sua orbita è di tre giorni.

“Questi due pianeti, molto probabilmente, non si sono formati dove li vediamo noi oggi”, ha dichiarato Bedell. Molto probabilmente hanno migrato verso l’interno dalle zone più esterne del loro sistema planetario. Altri pianeti potrebbero essere stati espulsi dal sistema, o inglobati dalla loro Stella.

Litio: l’elemento che ha permesso questa scoperta

La composizione di HIP68468 fa pensare che la stella abbia inglobato alcuni pianeti. Essa contiene quattro volte più Litio di quanto ci si aspetterebbe da una stella formatasi circa 6 miliardi di anni fa, così come un surplus di elementi refrattari, metalli resistenti al calore e che sono abbondanti in pianeti rocciosi.

All’interno di stelle come HIP68468 e il nostro sole, il Litio viene consumato nel corso del tempo. I pianeti, invece, lo conservano perché le loro temperature interne non sono sufficientemente elevate per consumare l’elemento. Come risultato, quando una stella ingloba un pianeta, il Litio che il pianeta deposita nell’atmosfera della Stella risalta.

“È molto difficile conoscere la storia di una particolare stella, ma ogni tanto capita di essere fortunati e trovare stelle la cui composizione chimica proviene da pianeti inglobati” ha dichiarato Fischer. “Questo è il caso di HIP68468”.

Il team continua a tenere sotto osservazione più di 60 gemelli solari, cercando esopianeti.

Giant Magellan Telescope, il nuovo strumento per scoprire esopianeti

Oltre a questo, il Giant Magellan Telescope, in fase di costruzione in Cile, sarà in grado di identificare molti più esopianeti che orbitano attorno a gemelli solari.

“Oltre a trovare nuovi esopianeti, il Giant Magellan Telescope sarà in grado di aiutare gli astronomi a studiare la composizione atmosferica delle stelle ad un dettaglio maggiore rispetto a quanto avviene al giorno d’oggi”, ha affermato Bean.

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Autore dell'articolo: Mauro Giaffreda

Classe 1986, Ingegnere Aerospaziale. Da sempre appassionato di tecnologia, in particolare del mondo mobile e di PC. Grande appassionato di Spazio.