materia oscura

Catturata la prima ‘immagine’ della Materia Oscura

Da decenni ormai gli scienziati raccolgono informazioni riguardo la struttura in grado di tenere insieme l’universo. La teoria più diffusa, avvalorata da simulazioni al computer e osservazioni indirette, è quella di un tessuto filamentoso di materia oscura capace di connettere le galassie.

Nonostante i filamenti di questa ragnatela siano enormi, la materia oscura rimane incredibilmente difficile da osservare. Tuttavia, è di questi giorni la notizia della creazione della prima immagine di un filamento di questa materia.

Questa immagine porta le nostre precedenti idee verso qualcosa di visibile e misurabile.

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Ma cosa intendiamo quando parliamo di materia oscura?

Secondo le più recenti stime, il 27% del nostro universo è formato da una sostanza elusiva, incapace di rilasciare, riflettere o assorbire luce. Stiamo parlando, ovviamente, della materia oscura (Dark Matter).

Queste sue caratteristiche l’hanno resa impossibile da individuare direttamente. Gli unici metodi che ci permettono di rilevarla sono indiretti:

  • L’attrazione gravitazionale che questa materia può esercitare;
  • La curvatura impressa alla luce proveniente da galassie lontane (gravitational lensing).

Proprio il fenomeno del gravitational lensing (in una variante più debole, weak gravitational lensing) è stato sfruttato da Mike Hudson, professore di astronomia all’università di Waterloo (Canada), e dal collaboratore Seth Epps. Studiando la deformazione che la luce subisce in vicinanza di determinate masse, è stato possibile osservare come anche le galassie risentano del gravitational lensing.

Questo fatto è dovuto alla presenza di massa celestiale, probabilmente ciò che noi definiamo materia oscura.

In seguito alle misurazioni di migliaia di coppie di galassie vicine, i due ricercatori sono riusciti a creare un’immagine che dovrebbe rappresentare abbastanza fedelmente i filamenti della materia in questione.

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Filamenti di materia oscura (in rosso) che connette due vicine galassie (punti luminosi).

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Grazie a questa tecnica, siamo non solo in grado di provare l’esistenza di questi filamenti di materia oscura, ma possiamo anche osservare con quale estensione essi sono in grado di connettere galassie vicine.

Materia oscura, come si è evoluta la nostra conoscenza nell’ultimo secolo

Secondo la teoria del Big Bang, la variazione di densità della materia nei primi momenti dell’universo ha portato la massa del cosmo a condensarsi in una tela di filamenti. Nel 1933 l’astronomo Fritz Zwicky, cercando di spiegare tale fenomeno, introdusse il concetto di materia oscura.

Questa introduzione si rese necessaria dopo le sue osservazioni riguardo al movimento di una galassia all’interno di un gruppo di altre galassie. Egli stabilì che doveva esserci una quantità di materia invisibile dieci volte maggiore di quella osservabile.

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Fritz Zwicky, colui che introdusse il concetto di ‘Materia Oscura’.

Tuttavia, fu solo dal 1970 che la materia oscura cominciò ad essere presa seriamente in considerazione. Grazie agli studi di Vera Rubin e Kent Ford Jr., confermati da successive simulazioni al computer, la comunità scientifica si rese conto che ogni galassia doveva includere un’enorme quantità di materia non visibile (decisamente maggiore di quella visibile).

Nelle pubblicazioni di Hudson ed Epps vengono riportati dozzine di precedenti studi sulla materia oscura. Stando alle loro dichiarazioni, la speranza è che la loro tecnica di misurazione dei filamenti di materia oscura diventi la base per studi futuri.

 

Fonte: Seeker

Autore dell'articolo: redazione

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